Ernesto De Martino, parlando del lavoro di Albino Pierro, diceva che “per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria”. Chi tradisce le proprie radici, anche se uomo cosmopolita, si avvierà alla morte civile e umana. Leggendo i versi di Pino Santoro mi sono ricordato di queste riflessioni, perché la qualità e la bellezza di questo libriccino sono tutte racchiuse “nel villaggio della memoria” che il poeta canta ed esprime in versi nitidi e senza fronzoli. Nello specifico, la poesia di Santoro, affonda le sue radici nel magico mondo contadino ricco di lavoro, sofferenza, ma anche della luce e della bellezza di una natura intrisa di profumi e colori smaglianti.
venerdì 2 giugno 2006
domenica 28 maggio 2006
sabato 27 maggio 2006
giovedì 25 maggio 2006
sabato 20 maggio 2006
mercoledì 17 maggio 2006
martedì 16 maggio 2006
SCHEDA ARTISTICA DI PIETRO GATTI
Pietro GATTI nato a Bari, nel
Infiniti sono i riconoscimenti critici per la produzione artistica del poeta cegliese Pietro GATTI. Fra coloro che si sono occupati del nostro poeta ci piace citare il critico e docente di glottologia presso l’università di Lecce, Mario D’Elia, con “La poesia dialettale di Pietro Gatti”; Macrì con una puntigliosa recensione apparsa su “L’albero”; Mario Marti con “Notizie dal Salento: la poesia dialettale del cegliese Pietro Gatti”; i nostri concittadini Giuseppe e Pietro Magno in “Storia di Ceglie Messapica” e ancora Vincenzo Gasparro in “La pampanella amara” e l’illustre rettore dell’università di Lecce, Donato Valli, fraterno amico del Gatti.
Con Gatti il dialetto cegliese è entrato a pieno titolo negli studi di dialettologia. L’esordio alla carta stampata è segnato da una breve silloge edita dalla Tipografica di Ceglie nel 1973 con “Nu vecchju diarie d’amore”: un canzoniere a carattere autobiografico che già tendeva ad un simbolismo immediato, di un’istintività pascoliana. Nel maggio del ’76, presso Schena di Fasano, vede la luce quella che noi riteniamo essere il capolavoro del Gatti: “A terra meje”. Qui è un continuo rincorrersi di immagini felici, pregne di un mondo di povertà e di miseria, di sudore e di fatica. Sei anni di silenzio editoriale per approdare ad una esaltante fusione di autobiografismo e simbolismo con “Memorie d’ajere i dde josce”. Raccolta poetica, questa, in cui i versi si fanno preghiera. Nel 1984 Pietro Gatti ci regala il suo quarto pilastro: “ ‘Nguna vite”: un dolore-amore tutto meridionale e foscoliano plasma ogni poesia. La morte che “nasce dalla vita”, si confonde con il quotidiano.
Alle importantissime opere citate Pietro Gatti, grazie alla sensibilità artistica di alcuni amici e all’impegno del Rotary Club – Terra dei Messapi di Ceglie, aggiunge, nel dicembre del 1997 per i tipi della locale casa editrice, “A seconda venuta” (La seconda venuta), opera epica e monumentale con la quale il nostro si consegna per sempre alla storia della poesia dialettale.
Al maggiore poeta cegliese di tutti i tempi chiediamo, facendo nostra una sua dedica: “… cu nne làsse a porte scaranzate” (… che ci lasci la porta socchiusa).