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venerdì 29 gennaio 2010

L'altra versione su "L'eroe dei due Mondi"

...la storia è sempre scritta dai vincitori. Quando due culture si scontrano chi perde viene cancellato e il vincitore scrive i libri di storia, libri che sostengono la sua causa e condannano quella del nemico sconfitto. Come ha detto una volta Napoleone: "Che cos'è la storia, se non una favola su cui ci si è messi d'accordo?". Sorrise. "Ma per la sua stessa natura è sempre un racconto da una sola prospettiva".

Da "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown

 

A proposito dell'Unità d'Italia
 

Perché la conquista del Regno delle due Sicilie fu per i Mille quasi una passeggiata, almeno fino al Volturno? La risposta sta negli aiuti internazionali di Inghilterra e Francia, negli intrighi del Piemonte il cui re mirava ad impadronirsi delle ricchezze del regno di suo cugino Francesco II di Borbone (parenti, serpenti), nell'alleanza con la delinquenza meridionale e nella vera e propria fiumana di soldi che affluì nelle tasche della spedizione pre comprare i vertici militari nemici. Circa 2.300 altissimi ufficiali borbonici, finiti sul libro paga di Garibaldi, favorirono così vergognosamente l'avanzata e le strabilianti vittorie garibaldine.  Cominciarono Acton e Caracciolo a Milazzo, continuarono Landi a Calatafimi, Lanza a Palermo, proseguirono Gallotti e Salazar a Reggio, Ruiz e Briganti a Villa San Giovanni, Vial a Monteleone, Caldarelli a Salerno e così di tradimento in tradimento per finire a Pianell e Nunziante.
Gli unici a non vendersi furono i poveri soldati semplici, che, traditi sul campo dai generali, combatterono pure coi sassi (anche perché i garibaldini ammazzavano pure i soldati feriti poiché i prigionieri erano di peso) come a Calatafimi, o si ribellarono apertamente ai loro comandanti, come nel caso del generale Briganti che fu ucciso dalla truppa inferocita.

Così si aprirono la strada gli eroi garibaldini che lasciarono la loro scia di morte, stragi ingiustificate, torture, stupri, saccheggi sulla popolazione meridionale inerme ed incolpevole.

 

Gossip su Garibaldi

Dicono che Garibaldi cominciò a portare i capelli lunghi da quando una sudamericana, che non ci voleva stare, gli staccò con un morso il lobo destro. Qualche altro ipotizza che sia stato punito col taglio dell'orecchio, essendo questa la punizione dei ladri di cavalli a Rio de la Plata.

mercoledì 4 novembre 2009

I panni sporchi dei Mille





....Massimo D'Azeglio, scrivendo al nipote Emanuele il 29 settembre 1860, mentre era ancora in corso quella che la stampa liberale già spacciava come un'epica impresa di un pugno di audaci, diceva che "quando si vede un regno di sei milioni ed un'armata di 100 mila uomini, vinti con la perdita di 8 morti e 18 storpiati, chi vuol capire capisca". L'accusa è grave anche se proviene da chi aveva scarsa simpatia per i metodi politici sin troppo disinvolti di Cavour. Ma come dubitare dei tre "galantuomini", le cui testimonianze costituiscono il fulcro del recente testo della Pellicciari? Poiché essi furono tutti fedelissimi del conte, quanto dicono appare per ciò stesso come oro colato. La Farina ne fu il braccio destro al punto di vantarsi nel suo epistolario di averlo visto "quasi tutti i giorni prima dell' alba", nel corso di una serie di "relazioni intime pur tenute segretissime dal' 56 al' 59". Egli, essendo stato messo alle costole di Garibaldi da Cavour, lo informa giornalmente degli scempi compiuti dai Mille, sottoponendogli un crescendo di episodi sufficienti da soli a polverizzare il mito da cui furono poi circondate le loro gesta. Non si comprende comunquecome La Farina osi gridare allo scandalo, dal momento che quale organizzatore della spedizione non poté ignorare che i suoi componenti erano (son parole di Garibaldi!) "tutti generalmente d'origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto"....
continua



giovedì 3 aprile 2008

Storia che si ripete

Un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del Dicembre 1988,  riportato sul libro di Luca Dipresa "Racconto Ceglie" così titolava:
Incredibile: vicino alla Necropoli si costruiscono case
Incredibile, vicino alla necropoli messapica di Foggia Vetere, circonvallazione SE, si sta dando inizio alla costruzione di una palazzina. In città si alzano le proteste: "E il tanto promesso Parco Archeologico?"




Così riferiva la dott. Assunta Cocchiaro sul rinvenimento di questa imponente necropoli di cui buona parte era ormai irrimediabilmente sepolta sotto la strada della circonvallazione:
"Nel 1988 in un'area di proprietà comunale destinata ad edilizia residenziale, lungo la circonvallazione sud-est nei pressi del bivio per Francavilla Fontana, fu indagato un lembo di necropoli con quindici sepolture ascrivibili all'arco cronologico compreso tra il V e gli inizi del III secolo a.C.
L'area di necropoli era limitata dal tracciato del Paretone, di cui un tratto si conserva proprio in corrispondenza del bivio per Francavilla Fontana, al di sotto della strada moderna."


Dalla creta umida si fanno i vasi,
ma il vuoto in essi permette
di riempire le brocche.
Così il visibile è certo utile,
ma l'essenziale resta invisibile.

(Lao-Tze)


mercoledì 2 aprile 2008

Che fine ha fatto Donna Lucrezia?


Questo affermava Ideanews in un reportage del marzo 2000
(La proposta al Piano operativo plurifondo fu rigettata e oggi il sito di "Donna Lucrezia" è praticamente dimenticato, meta solo di qualche studioso.)



Donna Lucrezia (sito archeologico del Paleolitico)


Il territorio di Ceglie Messapica presenta tracce di popolamento antico già a partire da Paleolitico inferiore-medio, probabilmente cioè da oltre centomila anni fa.
Di grande interesse sono a tal proposito la Grotta di San Pietro e la grotta Antelmi fra le numerose cavità carsiche del territorio, con tracce di popolamento e utilizzazione in varie epoche.
Al Paleolitico inferiore-medio riporta la scoperta, avvenuta in località Donna Lucrezia, di enormi quantità di scarti di lavorazione della selce. L'area appare di importanza fondamentale per definire le caratteristiche del popolamento di Homo erectus nelle sue manifestazioni finali e dell'Uomo di Neanderthal in area murgica.
Scarse e poco significative sono le tracce neolitiche (VI-IV millennio) attestate nel territorio, perché le aree interne della Murgia non furono in genere frequentate,  tranne alcune cavità carsiche alla base della scarpata del versante tarantino, utilizzate come luoghi di culto e funerari da parte delle comunità di agricoltori. Ceramiche graffiti e dipinti di età neolitica oltre ad elementi ceramici più recenti riferibili al Neolitico, sono stati rinvenuti in una cavità carsica (Caverna Elia) in località Madonna Piccola. L'utilizzo delle caverne nell'età dei metalli, da parte di gruppi ad economia fondamentalmente pastorale ci documenta una consuetudine perpetuatasi dall'inizio del II millennio fino all'Età messapica.
Materiali dell'età del bronzo sono stati rinvenuti nella Grotta Antelmi, nella Grotta Sardella II, all'esterno della grotta Masseria Scolepie e in un avvallamento naturale a Monte Vecchio.
Per il rinvenimento di frammenti ceramici in impasto si segnalano, inoltre,le località Fragnito e Grotta Casino del Monaco.

da "Messapica Ceglie" di Isidoro Conte

venerdì 28 marzo 2008

Ipotesi sulla tarantella

... Questa danza è quasi esclusivamente di uso popolare, appartenente ad ambienti contadini, e pare abbia acquisito la sua caratteristica a Taranto nel periodo della Magna Grecia. Stando al periodo in cui il tarantismo è approdato e si è sviluppato nel nostro territorio, trarrebbe le sue origini da quelle teorie che elaborò la scuola pitagorica che si riformò, nel capoluogo ionico, dopo che Pitagora (Samo 580/570-Metaponto 497 a.c.) si ritirò da Crotone a Metaponto, costretto da una congiura. Queste teorie che i filosofi tarantini Archita, Aristosseno e Clinia diffusero ed elaborarono ulteriormente, sostenute dal fatto che essi furono non solo dei teorici promulgatori della qualità risanatrice della musica ma sperimentavano anche con la pratica tali teorie, dichiaravano la musica elemento vivificante dell'essere umano ed equilibratore cosmico nel rapporto Amore–Anima-Armonia. Gli studi pitagorici, oltre ad aver fornito la musica di intervalli secondo calcoli matematici conoscendo bene l’uso del monocordo, fu utilizzata largamente a fini terapeutici. Pitagora usava la musica come rimedio terapeutico. Aristosseno, curava malati di sciatica, l'eccitazione provocata dal vino e sosteneva che l'aulos e la cetra fossero particolarmente adatti a moderare i costumi ed a salvaguardare il buon governo della città. L’utilizzo catartico della musica investiva dunque nel pitagorismo la sfera del pathos nella sua triplice valenza psichica, somatica e morale. Dal punto di vista della psicologia umanistica questa teoria assume un significato ancora più importante in quanto vi si intravedono nella pratica terapeutica, condotta attraverso l'arte, la musica e la filosofia (quest'ultima intesa come generatrice di tutte le scienze ed arti). Pitagora filosofo, terapeuta, matematico ed astronomo sosteneva la teoria che tutto il creato fosse impostato su armoniche e proporzioni e che la via dell'uomo verso la conoscenza e la saggezza passasse attraverso la consapevolezza di tali proporzioni. Bisognava essere all'unisono con l'universo con l'armonia delle sfere. A Taranto di conseguenza fiorì una straordinaria cultura musicale. La musica era il mezzo elettivo per attivare tale consapevolezza interiore e per innescare processi di crescita nell'uomo. Attraverso la musica e tutte le sue componenti (ritmo, melos, danza etc) l'uomo raggiungeva la situazione estatica che gli permetteva di vibrare all'unisono con gli dei. L'equazione estasi-benessere è alla base della teoria-pratica dell'Ontosofia Psicosomatica e Umanistica (metodo di cui è ideatore il dott. Palmirotta membro dell'AHP (Association for Humanistic Psychology) www.ontosofia.it. E’ fuori discussione che da queste teorie sia scaturita la trasformazione della musica e della danza da scopo orgiastico delle epoche preelleniche a scopo terapeutico. La tradizione della musica risanatrice, nell'area di Taranto, si è mantenuta inalterata attraverso i secoli, congiuntamente all'uso delle danze dionisiache. Si può desumere, quindi, che da queste teorie, dato il duplice scopo, ludico e curativo, derivi la taranta... (continua).

venerdì 14 marzo 2008

Vuota e sbiadita

Anche un V2-Day può servire a rianimarla e dimostrare che Piazza Plebiscito è stata realizzata per tutti i cittadini.


 




Piazza Plebiscito



Per secoli questo spazio è stato conosciuto come “Piazza della croce”. Dove sorge la Piazza era di proprietà della famiglia "Nannavecchia" e da questa fu ceduta al "Capitolo di Ceglie" e da questo al Comune per costruire una moderna Piazza. Nel 1879 durante la Rivoluzione Napoletana, fu innalzato l’Albero della Libertà da "Giuseppe Antelmi", "Domenico Carlucci", "Rocco Urgesi" e "Giacomo Greco" quest’ultimi trucidati dai "Borboni". Al centro si trova la torre del Pubblico Orologio, innalzato dai maestri "Gioia" ed "Elia", su progetto dell’ing. "Paolo Chirulli" (1890-1893). Sorgono anche importanti palazzi: "Chirico", anticamente La marina, con lo splendido balcone in pietra locale (XVIII sec.); "Nannavecchia" del 1747, "Lezzi" del 1934 su una preesistente casa settecentesca.




www.infoceglie.net/citta.asp



domenica 9 marzo 2008

Evoluzione dello stemma araldico


Stemma attuale di Ceglie Messapica




Fin dall’antichità la torre è stata il simbolo della città, infatti, lo stemma araldico antico (1100-1800) di Ceglie è “un castello aperto con sopra tre torri aperte”; con la abolizione della feudalità comparve una “torre aperta con sopra tre merli e su quello centrale un’aquila imperiale a volo spiegato con testa rivolta a sinistra” .; nel 1864, fu adottato uno stemma araldico rappresentante un guerriero messapico. L’emblema in questione lo si trova stampigliato, sul basamento dei pali di illuminazione in Piazza Plebiscito, lo si può ritrovare anche nella rampa delle scale d’ingresso della vecchia Questura di Brindisi, ora uffici Amministrativi della Prefettura – Piazza Dante. Sui muri di quelle scale sono riprodotti tutti gli stemmi araldici dei venti comuni componenti la provincia di Brindisi, istituita il 7 gennaio 1927.


Il 6 marzo 1953, infine, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri fu assegnato l’attuale blasone: “torre aperta con sopra tre merli”, il quale, tra l’altro risulta anche errato. La merlatura in argomento è del tipo ghibellino, profilo superiore intaccato a coda di rondine, ovvero a “V”, doveva essere, invece, del tipo guelfo, profilo superiore rettilineo. Guardare la torre per rendersene conto.


Il Gonfalone fu assegnato con DPR il 24 marzo 1981. Con DPR n°4136 in data 13 settembre 1988, infine, Ceglie Messapica fu autorizzata a fregiarsi del titolo di CITTA’.


Su quella torre, nel 1874, fu riportato un punto trigonometrico con le coordinate geografiche di quel sito : 40° 38’ 43” lat. Nord. - 17° 31’ 00” long. Est, le quali non sono altro che le coordinate della nostra Città.


Da "Storia di Ceglie Messapica" di Pasquale Elia

martedì 5 febbraio 2008

La più antica mappa è messapica


Sulla rivista Geo News
Un vaso di terracotta l'ha conservata per oltre 2.500 anni. E' la più antica mappa del mondo occidentale, grande come un francobollo, scritta in greco antico e messapico, la lingua della popolazione italica che abitava la penisola salentina. Il frammento di vaso che reca incisa la mappa fu ritrovato a Soleto, in provincia di Lecce, da un archeologo belga dell'università di Montpellier, Thierry van Compermolle. A essere raffigurata è la costa della penisola salentina, con l'indicazione di 13 toponimi, 11 in messapico e due in greco. Alcuni di questi nomi esistono ancora, come Otranto, Soleto, Ugento e Leuca. La mappa dimostra che i greci usavano la cartografia prima dei romani. Ma dimostra anche i rapporti tra greci e messapi. Questi ultimi potrebbero essere giunti sulla penisola italica proprio dalla Grecia.
Per chi vuole approfondire ulteriormente

venerdì 16 novembre 2007

Teatro Comunale



China acquerellata su cartoncino 40/40 di Pino Santoro
Proprietà del Comune di Ceglie Messapica (ufficio del Sindaco)


Il teatro Comunale di Ceglie Messapica fu progettato dall'ingegnere Antonio Guariglia di Lecce. Il sindaco dell'epoca, Giuseppe Elia, ne avviò i lavori nel 1873 ma l'opera venne terminata molti anni dopo e venne inaugurato il 30 aprile del 1878.

I lavori di intaglio della pietra gentile di Ceglie vennero eseguiti di locali maestri Salvatore e Cosimo Cavallo. Le opere pittoriche furono invece realizate da Giuseppe Nannavecchia e dal giovanissimo Vito Liberato Ciniero di Ceglie Messapica.
La facciata, il solo elemento originario che si conserva del Teatro Comunale, chiamato Politeama Giacosa, è in sobrio stile neoclassico e pochi elementi decorativi barocchi, con un solo, raffinato ingresso ad arco a tutto sesto.
Il manufatto architettonico ha svolto la suo funzione di teatro sino agli inizi dei XX secolo per poi diventare, nel corso del tempo, prima cinematografo, poi ricovero per cavalli durante la seconda guerra mondiale, quindi sala matrimoni, infine deposito della nettezza urbana.
Nel 1974 venne affidato un primo incarico per la redazione di un progetto di ristrutturazione del Teatro Comunale ma, per mancanza della totale copertura finanziaria, non fu immediatamente realizzato.
Nel 1979 venne elaborato un ulteriore progetto generale sulla base del quale furono appaltati i lavori di ristrutturazione, che ebbero inizio nel 1981. Durante lo svolgimento dei lavori, a causa di problemi di natura statica riguardanti la facciata, se ne realizzò lo smontaggio e la successiva ricostruzione.

Nel 1984 fu approvata un'ulteriore variante, resasi necessaria a seguito del parere espresso dalla Commissione Provinciale Pubblico Spettacolo.

A causa di una controversia tra l'Amministrazione Comunale e la Ditta appaltatrice, nel 1986 i lavori subirono una definitiva battuta di arresto e l'immobile restò allo stato rustico.

Nel 1987, esperito un appalto concorso per il completamento, i lavori vennero affidati ad altra Impresa. Questa diede inizio ai lavori nel 1989, per poi interromperli nel 1990.
Infine, nel 1996 viene formata una Commissione che relaziona all'Amministrazione sullo stato del Teatro fornendo indicazioni per il completamento dell'opera. In seguito alla redazione del progetto esecutivo da parte di un gruppo di professionisti, vengono affidati ed avviati i lavori
Oggi finalmente, anche se lontano dal suo progetto originale, è stato completato.

mercoledì 5 settembre 2007

Abbazia di Sant'Anna

Ritorniamo sull'argomento con l'aiuto di Carla Pepe


Per saperne di più cliccare sulla foto sopra


Manifesto di un'edizione passata per la raccolta fondi per il restauro dell'abbazia

lunedì 3 settembre 2007

Una parte della storia cegliese

Abbazia di Sant'Anna
SEC. XII




Facciata della chiesa e statua di Sant'Anna





L’antica Abbazia rappresenta uno dei monumenti piu’ significativi dell’architettura sacra dell’alto Salento. La struttura è ad una sola navata, priva di transetto e senza abside.
La facciata è monocuspidata e ad un solo portale. L’interno risulta movimentato da sei arconi ciechi a tutto sesto distribuito in numero di tre lungo i lati longitudinali delle pareti perimetrali.
Il dipinto più significativo all’interno della chiesa è quello raffigurante la Morte di S. Anna, dalla resa iconografica e cromatica notevolmente esemplare.
Le prime notizie riguardanti l’Abbazia risalgono al 1183, data in cui il Pontefice Lucio III confermava a Pietro, Arcivescovo di Brindisi, tutti i diritti e i possessi inerenti quella Cattedra, fra i quali l’Abbatiam Sancte Anne in Villa Cilie.
Risale al 1710 un intervento risolutivo del Clero di Ceglie che, con proprio denaro, riuscì a salvare la chiesa abbaziale dalla rovina e costruì lo scenografico altare tardo-barocco nella cui nicchia si conserva il settecentesco simulacro della Santa che, recata in processione il 26 luglio di ogni anno, costituisce un irripetibile modello della scultura in legno del ‘700 salentino e pugliese








Panoramica del retro della chiesa di Sant'Anna in un reportage di SydBarrett84

mercoledì 1 agosto 2007

Le due Gemelle

   

La prima foto non raffigura un'isola ma Civita di Bagnoregio, (luogo di origine di Franca), avvolta dalle nuvole o nebbia di cui si riempie, ogni giorno, tutta la vallata circostante.
E' definita "la città che muore" poiché una lenta, inesorabile erosione del suolo ha prima diviso la città in due e continua la sua opera di demolizione rosicchiando anche il terreno su cui sono costruite le restanti case.
Dal punto di vista della ormai nota, nel web, Ceglieterrestre, Civita viene erosa nella materia, Ceglie nello spirito e bisogna salvarle entrambe.
Con questa città Franca ha idealmente gemellato la nostra Ceglie in quel suo progetto editoriale che si intitolerà "La leggenda dell'Orchidea Cegliese". Ma si augura che in futuro il gemellaggio sia reale. Lei ormai è cegliese nel cuore e meriterebbe anche una cittadinanza onoraria.



sabato 30 giugno 2007

venerdì 8 giugno 2007

Specchia la Selva



La specchia è situata ad ovest del centro abitato di Ceglie a mt. 345 sul livello del mare. Si raggiunge percorrendo per circa 800 mt. la via di Fedele Grande ed a man destra la strada comunale che conduce all’omonima masseria. E’ distante circa 3 km. dal centro abitato. Non è citata dal Galateo, dal De Giorgi, dal Teofilato, dal Palumbo e di conseguenza neppure dal Neglia; è segnalata per la prima volta nel 1975 da Quilici-Gigli nel Repertorio dei beni culturali archeologici della provincia di Brindisi. Agli inizi degli anni 80 un atto vandalico sventrava la specchia forse meglio conservata di Ceglie per dare spazio ad una vasca di sollevamento con cui avrebbe potuto tranquillamente convivere. La specchia ha forma tronco-conica ed è costituita da due cortine inclinate verso l’interno, la prima è dell’altezza di mt. 2.60, la seconda ed ultima dell’altezza di mt. 1.20. I monumento gode di una vista e di una posizione geografica e strategica eccezionali pur non essendo molto alta; le dimensioni ridotte hanno una ragione: come le specchie Facciasquata e Montepelusello, rispettivamente di mt 310 e 410 sul livello del mare, non ha bisogno di elevarsi troppo in altezza per adempiere alla sua funzione. Dall’alto era visibile la specchia Facciasquata prima che una pineta la obliterasse, e sono visibili, ancora oggi, Masseria San Pietro ed il centro abitato di Ceglie. Nella specchia, a partire dalla base, si incassano quattro scale di accesso con misure identiche: primo ed ultimo gradino mt. 0.58 gradini centrali mt. 0.65, segno dell’intenzione dei costruttori di usare blocchi della stessa misura per la costruzione delle quattro scale poste rispettivamente ad ovest, di fronte al viottolo di accesso, a nord-est a sud-est ed a nord. Tracce evidenti di scale incassate si trovano anche nelle specchie Capece e Sativa.






giovedì 31 maggio 2007

Sapienza contadina












Vincent Van Gogh "Campo di grano con corvi"



C'era un massaio che aveva un figlio, il quale studiava in seminario per diventare sacerdote. Quel figlio si trovava un giorno in campagna e, osservando i vedeggianti campi di grano, espresse al padre il suo compiacimento per il buon raccolto che si delineava e che quelle ampie distese di messi promettevano.
Il padre diede al figlio una risposta molto stringata e raggelò il suo entusiasmo.
- Figlio mio, egli disse, questo non è grano, questa è erba.
Arrivò l'estate e le messi biondeggiavano con le spighe cariche di semi. Il nostro studente fece notare al padre che finalmente si poteva godere per la quantità di grano che quelle spighe rigonfie chiaramente facevano intravedere.
Ancora una volta il saggio genitore sconcertò l'inesperto figlio studente esprimendo il suo autorevole parere.
- Figlio mio, egli disse, questo non è grano, questa è paglia.
Arrivò il giorno della mietitura e poi della trebbiatura. Un gran numero di sacchi furono riempiti di grano e trasportati nel granaio di casa. Presente a quella operazione il nostro studente chiese al padre se finalmente si poteva godere per la grande quantità di grano che si era portato a casa.
-Figlio mio, rispose il padre, certamente possiamo godere perchè quello che abbiamo portato a casa è grano, ma solo ora è grano.

Dal volume  "Piccole storie" di Domenico Caliandro


Con Madonna della grotta siamo arrivati alla paglia. Continuiamo ad impegnarci con le firme per farla diventare grano.



"MADONNA DELLA GROTTA E' NOSTRA"


Scaricare il formato PDF da stampare ed inviare a mezzo fax al numero: 0831 393113




martedì 8 maggio 2007

Notizie storiche su San Demetrio

L'attuale chiesa ottocentesca (o quel che ne resta) fu costruita sulle macerie di una preesistente chiesa del '500 andata distrutta agli inizi dell''800.
Ignoti sono gli autori della chiesa cinquecentesca ma si sa che a costruire quella ottocentesca sono stati i maestri muratori Cavallo e Antelmi in pietra cegliese. Fu realizzata in pochi mesi e fu consacrata nel 1885.
Di stile neoclassico, San Demetrio era ad un'unica navata con due altari laterali ed uno centrale dedicato all'Immacolata. La sua volta era affrescata con motivi floreali mentre la parte che copriva l'altare maggiore era dipinta con angeli e scene della vita della Madonna. Una ripida scalinata portava al campanile. Un'organo ottocentesco di straordinaria fattura, costruito a Gallipoli, è andato distrutto nel crollo.

San Demetrio oggi


Un oblio di quasi quarant'anni sembra stia per finire dopo l'impegno preso da questa amministrazione.
Un improvviso crollo agli inizi degli anni '60 distrusse l'ottocentesca chiesa. Monito all'incuria umana, le macerie sono ancora lì, consegnate alla storia cegliese.
Appena in tempo furono messe in salvo le statue dei Misteri e dell'Immacolata. Andate in frantumi la cupola e il campanile, rimangono in piedi i muri perimetrali la facciata e l'altare maggiore. Sulla facciata campeggia ancora la scritta in latino:

"HAC EST DOMUS IMMACOLATAE CONCEPTIONIS BEATAE MARIAE VIRGINIS BENE FUNDATA SUPRA FIRMAN PETRAM ET FIRMITER AEDIFICATA  A.B.S. MDCCCLIV".
Purtroppo la pietra non era sufficientemente stabile per la nostra Ceglie.
Intanto continua la raccolta firme per

"MADONNA DELLA GROTTA E' NOSTRA"

Scaricare il formato PDF da stampare ed inviare a mezzo fax al numero: 0831 393113






mercoledì 18 aprile 2007

Il riscatto continua

Per sabato 28 aprile dalle ore 17,15 alle 18 nella trasmissione televisiva "Sereno Variabile" è previsto un servizio sulle grotte di Ceglie. La troupe diretta da Osvaldo Bevilacqua è stata a Ceglie per tre giorni effettuando riprese alle Grotte di Montevicoli, Cripta San Michele, Madonna della Grotta e Centro Storico per un totale di quaranta minuti di sevizio. Essenziale è stato il gruppo Speleocem che ha accompagnato le discese della troupe nelle cavità carsiche. In chiusura del percorso Bevilacqua è stato intervistato dalle testate giornalistiche Senzacolonne e il Quotidiano. Mi risulta che il noto conduttore è rimasto affascinato dal nostro patimonio, soprattutto dalla Cripta san Michele e Madonna della Grotta esprimendo grande disappunto per le condizioni scandalose di questi invidiabili gioielli. Gli è sembrato davvero singolare che la Cripta san Michele sia finita nelle mani di una famiglia inglese. E' in preparazione un post più articolato sui retroscena di questi tre giorni.
Meditiamo gente, meditiamo.

lunedì 2 aprile 2007

Mancato gemellaggio negli anni '70













L’8 novembre del 1979 una delegazione del Consiglio Comunale raggiunse Herford dove vive una cospicua comunità di cegliesi emigrati. L’intento lodevole era quello di allacciare rapporti per un gemellaggio che avrebbe potuto favorire rapporti commerciali, finanziari e turistici con questa comunità tedesca a determinare migliori condizioni di vita per i nostri lavoratori emigrati.
Nella sala del Consiglio Comunale di Herford Silvano Marseglia presentò, con garbo e stile, il nostro paese e il nostro popolo come eredi della millenaria civiltà della Magna Grecia.
Il borgomastro tedesco nel ringraziare sentì la necessità di puntualizzare in un passaggio: -Cesare conquistò l’Europa, ma si fermò alle porte della Germania.
Il passaggio, in un primo tempo risultò incomprensibile, ma poi ho compreso che l’affermazione del borgomastro voleva significare che la diversità tedesca poco si fidava della chiassosa delegazione cegliese.
Fummo accolti cordialmente e al pranzo ufficiale assaporammo una deliziosa lepre allo zar tra le battute di Pietro Tanzarella rivolte a noi della sinistra che mai avremmo dovuto mangiare un piatto zarista (per la verità alla fino lo zar lo mangiammo due volte).
Si tennero tanti discorsi e si presero tanti impegni mai mantenuti. Fra questi ci fu quello di realizzare un giornale locale che avremmo inviato anche ai nostri lavoratori migrati per conservare un legame con la propria terra e conservare la memoria.
Il giornale non fu mai tentato, nè il gemellaggio, chissà perchè, non fu mai realizzato.
Forse sarebbe opportuno riprendere il discorso.


Da "La pampanella amara" di Vincenzo Gasparro.