LECCE (30 gennaio) - Una vita sempre di corsa, sulle strade con i rally, sulle piste con la F1 e, tra una vittoria e l’altra in mezzo al rombo dei motori, anche in mare, dove nel 1992 è riuscito a realizzare la più veloce traversata Atlantica, segnando un record che resiste ancora oggi. Nel 2000 ha deciso di accendere il semaforo rosso e di fermarsi.
Lui, originario di Torino, ha percorso lo Stivale per intero, si è guardato intorno e alla fine si è fermato a Ceglie Messapica, dove ora vive con la moglie Patrizia. «C’è un tempo per tutte le cose nelle vita di una persona - spiega Cesare Fiorio, uno dei miti dell’automobilismo italiano - e per me erano scaduti i tempi per rimanere nel circuito dell’attività agonistica».
Perché ha scelto proprio Ceglie?
«Questa è una realtà, e mi riferisco anche al circondario, alla Valle d’Itria e all’intero Salento, che sa offrire una qualità della vita che non mi è capitato di trovare altrove. Le sembra poco?».
Ma come ci è arrivato?
«Casualmente, una decina di anni fa. Alcuni amici mi avevano invitato a visitare questi luoghi. A dire il vero, ero abbastanza scettico».
Invece?
«Appena mi son trovato qui, ho dato uno sguardo in giro e si è accesa una fiamma dentro di me. È stato un amore a prima vista».
Che cosa l’ha attratta di più?
«La bellezza del territorio, della campagna con gli ulivi, ma anche il rapporto con la gente del posto, per me fattore importante per scegliere dove vivere. Tutto è stato coerente con le mie aspettative».
lunedì 31 gennaio 2011
Cesare Fiorio «Voglio vivere solo a Ceglie»
martedì 13 aprile 2010
Autori in Fabbrica
L'indefinibile annienta la parola.
Rimani nell'attesa.
Lo incontri nello sguardo del morente,
nel frusciare d'immondizie della
vecchia impazzita.
Solo con altra natura è possibile l'incontro.
Il nulla coincide con l'Essere?
da "Parole mai distratte" di Vincenzo Gasparro
lunedì 22 marzo 2010
Dalla biblioteca della Fabbrica di Nichi
Tra i molti progetti, nella fabbrica di Nichi di Ceglie, c'è quello di creare una biblioteca dedicata agli autori cegliesi.
Tra le adesioni c'è stata quella di Rita Santoro Mastantuono.
Mimi
Stravaganza d'un siparo
levato su un immenso palcoscenico
Mimi
attori di routine
rubando gesti parole sguardi
passi d'andatura
e la moneta sonante degli applausi
che ripaga degli sforzi
o quella dei fischi
che ad altri impegni sospinge
Mimi
confusi nella folla
attori veri
in parti inconfondibili
pochi
Tratto da "Per cieli d'albe" di Rita Santoro Mastantuono
sabato 20 febbraio 2010
Buona Domenica
E’ NATOOOOO!!!
Come chi? Il mio BLOG… il Blog ufficiale di Angelo Cassese!! Questo è l’originale, state lontano dalle altre imitazioni
E' nato il sito "Il poeta del sud" di Angelo Cassese.
domenica 21 giugno 2009
Album dei ricordi
martedì 4 novembre 2008
Il prete che viveva con sorella povertà
Don Gianfranco mi ha dato l'occasione per approfondire la conoscenza di un nostro concittadino, un prete che aveva appieno compreso e adottato l'insegnamento di San Francesco vivendo con sorella povertà.
Non è stato necessario andare lontano alla ricerca di testimonianze su di lui. Mio padre lo conobbe personalmente e da ragazzino ascoltavo i suoi racconti. Molti di essi sono una conferma di quello che viene riportato da "Uno sguardo su Ceglie"
Veniva spesso alla chiesa di Natalicchio a pochi passi dal terreno di mio nonno, per cui si conoscevano bene ed era nata una stima e una venerazione verso questo prete che viveva umile tra gli umili.
Girava infaticabile per le contrade, non solo di Ceglie, incurante delle condizioni atmosferiche. Spesso, in piena estate, esausto per la calura estiva, assalito dall'arsura, passando vicino ad un albero di fichi, ne coglieva uno per ristorarsi. Subito dopo lasciava la strada, per recarsi all'abitazione di mio nonno per avvisarlo dell'appropriazione indebita:
Don Pietro: "Nunnu Piè vite ca m'agghje fatte na fiche da l'areve".
Mio nonno: "Don Piè a vinut fin'aqquà pi na fiche? Ca fatte tutte quide ca uè. Scià mu ti ni ccogghje nu panare i tu puert."
Don Pietro: None, none, bast iun' pi mi luà a secch.
Mio nonno: Uè mang cu nnu? Mu priparam' nu muccon'.
Don Pietro: Na vi pigghiate fastidje, me baste na fedde de pane cu na cipodde, accussì m'a ditte a Madonne.
Altre volte chiedeva semplicemente "na padduttecchje de fave" o pane e fichi.
Ricevuto il dono ringraziava per la generosità e si rifocillava, mai sedendosi su sedie o "vangh" ma sui sassi.
La sera c'era l'usanza della recita del rosario e per l'occasione si riunivano alcune famiglie del vicinato. Capitava sovente che l'infaticabile prete si trovasse a passare. I presenti sospendevano la recita per accoglierlo e lui: "No, no vi prego continuate non interrompete il Rosario, fate come se non ci fossi". E se poteva si fermava volentieri a parteciparvi con grande umiltà.
martedì 8 luglio 2008
mercoledì 25 giugno 2008
Dalle ombre al buio fitto
Lunedì sera sono andato a trovare, insieme a Damiano Leo, la poetessa cegliese Rita Santoro Mastantuono. Ormai completamente cieca, ha ancora uno spirito che vede benissimo oltre la realtà. Vorrebbe incontrare alcuni amici della blogosfera cegliese che ha conosciuto tramite la frequenza dei blog da parte di sua figlia.
Mano insinuante d'un destino
in cruciale innesto di dolore
in un simultaneo accesso alla voglia del vivere.
E come nel fondo d'una grotta
anima appassita
in lembo di stagno acuminato
insediano alle pupille.
E martellante sponda
in crudele inserto di tristezza
nullificando ardori
eliminante pace.
Invisibili riquadri di orizzonti rinascenti
in latitudini smarrite.
E stazionaria eclissi
di luminosi affreschi
nel regno smisurato delle tenebre.
Mai serena svolta al tuo destino.
E nel fluire lento di ombre in processione
muto il volto della terra
senza colori e doni
pur in ampiezza di germogli
sempre rinascenti.
Cecità
permanente amplesso di fuligine.
E sole e stelle e luna
in cancellato abbraccio al tuo destino.
Ma la musica
musica soltanto a precipizio
intenta a scuotere le fronde
dell'oceano senza sponde della notte.
Ed alberi maestri in emergenza
ed ali in volo
e profili ricamati in nuvole d'argento
nei passi solleciti d'un sole
che pur ti accarezza.
E ridisegnando colori le tue dita
toccano rami accarezzando fiori.
Musica
Musica ardente sollecitante amore.
Ed a suggerir qualcosa in confidenza
il vento alle tue sponde
come in accordi di chitarra lungo la siepe
in bisbigli acuti della pioggia
che pur qualcosa immette
al tuo respiro.
sabato 26 aprile 2008
Principessa Orchidea Cegliese
"Ogni storia ha la sua ragione d’essere" afferma la stessa autrice nella prefazione al libro. Questa storia è nata da alcuni incontri casuali, secondo i canoni della logica umana, ma probabilmente già segnati in un percorso obbligato dal destino di ogni individuo. Tali Incontri (alcuni virtuali) si sono rivelati importanti in quanto hanno ridato a Franca serenità e gioia di vivere. "...Se, ormai madre e nonna, sono riuscita a recuperare, dopo anni, una dimensione che sentivo mia, lo devo ai tanti amici come Pino Santoro, Giacomo Nigro, Pasquale Venerito, Damiano Leo, Pino Scaccia e ai tre attori Gabriella, Giuliana e Sergio. Il loro entusiasmo è stato foriero del mio ritrovato coraggio..."
Altro incontro importante è stato quello con i profumi e i sapori della nostra terra: "...Aveva raccolto delle erbe selvatiche. Cominciò a macinarle strusciando i palmi delle mani uno contro l’altro, lentamente, tenendole serrate perché ciò che custodiva all’interno non potesse scappare. Avvicinò le mani chiuse al mio naso. Le aprì sollevando appena quella superiore e mi disse: “ Questo è il profumo della nostra terra”, sgranando gli occhi a significar meraviglie come un mago intento nel suo esperimento più importante. Una fragranza si sprigionò intorno al mio viso, così forte e delicata da frastornarmi per alcuni istanti. Le mani perfettamente combacianti chiudevano in sé un universo magico dove forze ancestrali sviluppavano, all’insaputa dell’uomo, una possente energia che poteva essere catturata con un semplice respiro. C’erano in quelle mani racchiuse l’impeto e l’imperio dei miei anni giovanili che ora recuperavo, come succede per tutte le cose importanti attraverso un naturale, semplice gesto..."
Questa favola che "non vuol essere un'opera d'arte", come afferma la stessa Bassi, è pregna di umanità e di insegnamenti, sotto forma di metafora. Una moralità che può avere le sue origini soltanto da una vita profondamente vissuta e forgiata dalle grandi prove che ci assegna la vita: gioie e dolori. "...Per anni aveva scritto le sue emozioni di figlia, di donna, di madre e poi di nonna, anche di padre quando l’altro ormai non c’era più. Poi la fatica, il dolore e le incomprensioni, infine gli sbagli spesso senza rimedi e senza risposte. Protervia e sagacia, la spronavano perché il mondo non poteva crollare. Doveva farlo solo se lei lo avesse deciso, mai prima. Eppure nessuno aveva compreso la sua anima, l’essere fragile ma indomito, che albergava in quella testa dai riccioli a cascata. Quando sbagliava ricominciava daccapo. Quando le cose andavano per il verso giusto triplicava le forze. Ora che l’immagine del suo mosaico era quasi completa, non capiva se tutto fosse frutto della fantasia o la solita realtà conosciuta. Comunque una situazione fantastica..."
L'autrice si definisce una cittadina della terra o "terrestre", intanto divide il suo cuore tra due città che secondo lei sono gemelle nel loro destino. "...Principessa aveva negli occhi le immagini di due città: Civita e Ceglie. Sfocavano e si sovrapponevano, diventando una città unica e ancor più desiderabile. Una realtà incrociata di destini e magie, accomunati da medesimi sentimenti nonostante su Civita, incombesse un fato avverso di morte e disperazione...."
Per chi vuole godere di questa piacevole ed istruttiva lettura può rivolgersi all'edicola in Piazza Sant'Antonio e a Pino Santoro.
mercoledì 27 febbraio 2008
venerdì 25 gennaio 2008
Omaggio a don Michele Pastore
Da dietro a nubi veloci
la luna
con vuote occhiaie
scruta
asfalti silenziosi nel buio.
Immobile
dorme la città stereotipata
tra mille luci
che pur in tante
non formano un angolo di cielo.
Tra i giochi delle ombre
si legge
l'inutile spasmo del tempo
che non vuol passare
e non vuole cantare
il de profundis alle creature
barcollanti nel nulla
di una notte siderale.
Tra i vicoli
dell'antico paese
i cani
signori assoluti
di questa nuova civiltà
scodinzolando
indecifrabili gioie
conquistate sui campi pietosi
di una sniffata
derubata
all'inutile pietà
di qualche assassino.
Quasi ombra
follemente sorridente
tu bambina
osannata e toccata
tra nuvole di fumo
che si librano verso le stelle.
E ridi compiaciuta
nell'esaltazione cieca
di un inganno
che hai bevuto
con la tua ingenuità.
Spariscono i cani nei propri rifugi.
Il silenzio totale
riprende il suo scettro di ferro.
E tu, Bambina.
ignara del grande mistero dell'essere donna,
ti dilegui...
Non sarai mai giovane.
Troppo presto hai venduto
i tuoi segreti.
Poesia di don Michele Pastore tratta dal libro:
"Papa scarpone mezzo cristiano una bambina e una canzone".
venerdì 18 gennaio 2008
La mente per vedere
La verità non sta in nessun libro sapienziale, ma nella esperienza di ciascuno. Un fiore antico mai fu descritto con altrettanta bellezza. La conversazione spesso cade sulla madre, donna emancipata e forte. Intere generazioni furono educate alla mente critica e razionale e alla vita intrisa di poesia.
Sintesi di ragione e sentimento. Chi imbocca Viale Risorgimento può notarla dietro i vetri della finestra, mentre guarda il mondo immaginario che alimenta i suoi sogni
E' Rita Santoro Mastantuono maestra elementare e poetessa
lunedì 30 luglio 2007
Grazie Franca
Ora è intenta a realizzare il libro "La leggenda dell'Orchidea Cegliese" al quale sto collaborando anche per la copertina. Il libro, sotto forma di favola, accomuna in un gemellaggio, due città lontane ma vicine tra loro sotto vari aspetti: Ceglie e Civita di Bagnoregio.
La leggenda dell'Orchidea Cegliese Franca Bassi |
Prima bozza della copertina del libro che uscirà a Dicembre., illustrata con l'opera di Pino Santoro, "Orchidea Cegliese" .
giovedì 31 maggio 2007
Sapienza contadina
Vincent Van Gogh "Campo di grano con corvi" |
Il padre diede al figlio una risposta molto stringata e raggelò il suo entusiasmo.
- Figlio mio, egli disse, questo non è grano, questa è erba.
Arrivò l'estate e le messi biondeggiavano con le spighe cariche di semi. Il nostro studente fece notare al padre che finalmente si poteva godere per la quantità di grano che quelle spighe rigonfie chiaramente facevano intravedere.
Ancora una volta il saggio genitore sconcertò l'inesperto figlio studente esprimendo il suo autorevole parere.
- Figlio mio, egli disse, questo non è grano, questa è paglia.
Arrivò il giorno della mietitura e poi della trebbiatura. Un gran numero di sacchi furono riempiti di grano e trasportati nel granaio di casa. Presente a quella operazione il nostro studente chiese al padre se finalmente si poteva godere per la grande quantità di grano che si era portato a casa.
-Figlio mio, rispose il padre, certamente possiamo godere perchè quello che abbiamo portato a casa è grano, ma solo ora è grano.
Con Madonna della grotta siamo arrivati alla paglia. Continuiamo ad impegnarci con le firme per farla diventare grano.
lunedì 28 maggio 2007
Omaggio a Rita
Mani ormai dolenti
in anziane rive d'un tramonto
che annebbia vita.
E le tue e le mie
senza più grinta di remare ancora.
Mani senza più slanci
per scambiarsi una carezza
senza più rabbia
per potersi graffiare
senza più dubbi
da districare
senza verità assolute
da palleggiare
mani felici ancora
di sorreggersi a vicenda
di stringersi nelle nebbie
dimentiche
del troppo che hanno osato
del poco
che insieme le sostiene paghe.
Dal volume "Per un cammino al sole" di Rita Santoro Mastantuono
La voce di Rita è senz'altro tra queste e delle migliori tra di esse ed è per ciò che la ringrazio di esistere.
martedì 22 maggio 2007
Un gradito ritorno
...Rita canta anzitutto per noi perché è madre mediterranea e come questa materna terra del Sud in cui anche pietra e roccia si fanno materia feconda, come questi lidi meridionali che il sole ama e predilige, è nel suo profondo dea-madre, e la sua voce vibrante e dolente si dispiega per trarci lontano dall'errore e dalla sofferenza, a mostrarci la strada...
lunedì 19 marzo 2007
Emilio Notte
Pinacoteca Comunale
a prima morte sobb'a crosce?"
"None. U male ì rrumase sobb'a terre.
M'attocche..."
Pietro Gatti (A seconda venute)

Crocifissione
La popolana
Biografia