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martedì 28 settembre 2010

La tavola del contadino




Un tempo la tavola dei poveri.
Nobilitata dal valore, riconosciuto alla dieta mediterranea dai maggiori dietologi mondiali, diventa pomo di discordia di (in)comprensibili giochi politici.

sabato 3 gennaio 2009

Un cegliese nel mondo








Riporto qui un bellissimo commento dell'amico Zino su un mio




Ho da dire anche se è fuori tempo (non lo è mai se si ha da dire) che questo gioco fatto con un filo di spago annodato imparato da bambino l'ho insegnato ai miei figli.
Con grande meraviglia 4 anni fa durante un pausa lavorativa giocherellavo e giocherellavo da solo sempre al primo passaggio quando mi si è avvicinato un giovane ragazzo della Romania da poco assunto nella mia ditta...ha proseguito nei vari passaggi con vera maestria rifacendo con cura i passaggi inversi per evitare la fine precoce del gioco.
Era il passatempo della sua nonna non gli sembrava vero eppure anche se poco più che ventenne per quegli istanti era ritornato bambino a casa dei Suoi.
I giochi poveri di tutto il mondo sono uguali come uguale è la sofferenza di tutti i poveri del mondo. (mi disse come si chiama ma non lo ricordavo già un minuto dopo, nu,lu chiamamm- a naca)

domenica 15 giugno 2008

Tradizioni

BALUARDO ALLA GRANDINE

Molliche di pane
segreti bisbigli
e singhiozzi femminili
baluardo alla grandine
quando il turchese
imbrattavano nembi paurosi.


Da "Rossi di Oleandro" di Pino Santoro

Questa poesia descrive lo stato d'animo delle famiglie contadine (e la mia in particolare) durante i temporali estivi che spesso portavano la grandine e con essa rischiava di svanire la speranza del raccolto. Mio padre aveva imparato il segreto per allontanare la grandine dal nostro terreno da un suo amico. Chi era a conoscenza di questo segreto poteva rivelarlo solo ad un'altra persona, pena la perdita dei poteri sulla grandine. Come comparivano nel cielo nembi minacciosi e carichi di grandine, mio padre iniziava il rito, davanti all'uscio del trullo, gettando piccole molliche di pane sotto la pioggia e bisbigliando frasi segrete. Penso fossero giaculatorie o preghiere abbinate alla frase ripetuta spesso: "Allontanati grandine dal mio terreno". Ancora ragazzino, assistevo a quei riti misteriosi ed immaginando mio padre come un grande stregone dai poteri sovrumani. Peccato che abbiamo avuto, con i miei fratelli, la leggerezza di non aver mai chiesto di insegnare il segreto a qualcuno di noi. Non perché credo a simili miracoli ma perché con mio padre è svanita una tradizione popolare del mondo contadino.

Grazie a d.g. che ci ha rivelato le parole magiche che allontanavano la grandine
Ecco il commento che mi ha inviato:


"Jas
t Sambrangisch nna' dorm ca vech tre nuegghj d vnì; iun port iacqu, n'at port viend n'at port segn d malutiemb.
Addò a va sci stu tiemb? Addò nà cand' iadd, addò nà chiangn' piccinn∂, addò nà viv nsciuna criatur∂."
Alzati San Francesco e non dormire che vedo tre nuvole avanzare; una porta acqua, un'altra porta vento e un'altra porta segno di maltempo.
Dove deve andare questo tempo? Dove non canta il gallo, dove non piangono bambini, dove non vive nessuna creatura.


Ricordo che erano queste le parole che pronunciava una mia prozia prima di gettare la mollica di pane ai quattro punti cardinali in segno di croce...
Se può essere utile!
d.g
.

venerdì 16 maggio 2008

Tarantella seconda parte


Le prime fonti che parlano di tarantella risalgono, secondo le conoscenze attuali, al XVII sec. e sono fonti musicali legate alla cura del morso della tarantola; ben più antiche sono le trattazioni mediche sul fenomeno epidemico e terapeutico. Ma per risalire a chiare citazioni del ballo riconosciuto col nome di tarantella, e riconducibile a forme simili alle attuali, bisogna spostarsi più avanti nel XVIII sec. Con la diffusione del Cristianesimo e di conseguenza l’aumentato potere temporale della Chiesa ci fu un sistematico abbattimento dei riti pagani, pianificato e portato avanti nel Medioevo dai grandi Maestri della Chiesa. Accadde, quindi, che le abitudini popolari, sempre dure a morire, specie se ancestrali, si incanalarono in un nuovo fenomeno: il tarantismo. Il tarantismo restava una sintesi fra danza orgiastica e musica concepita a fini terapeutici. In realtà, la danza conservava gli aspetti originari, equivoci, ma, poiché non era ufficialmente finalizzata al culto di Dioniso, diventava in qualche modo compatibile con le Istituzioni medievali, civili e religiose. Il diffondersi delle idee illuministiche in tutta Europa emarginò a cominciare dalle grandi città, superstizioni, magie e comportamenti ad esse ispirati. Il tarantismo, quindi, come una manifestazione superstiziosa fu relegata a Napoli, nel XVII secolo, tra i ceti più bassi e poveri della società. Più che la forza della religione, che pure condannava e puniva le danze oscene, fu la forza della ragione che emarginò e decretò la fine di tutta la cultura legata ai morsi della tarantola e ai suoi rimedi. La prestigiosa scuola medica napoletana dimostrò l'inconsistenza delle pretese guaritrici del tarantismo, facendo subito breccia nelle classi medio-alte, e confinando di fatto le vecchie pratiche ai livelli più bassi della stratificazione sociale e della civiltà rurale. In un diverso contesto culturale, il tarantismo si trasformava in tarantella. La tarantella assumeva le vesti di una danza nuova: conservava il tema tarant e la prerogativa di danza popolare, ma si apriva ai gusti e alle aspettative delle classi medie e medio-alte. Nella realtà, il processo di trasformazione in danza 'compatibile' fu molto lungo. Trascorse molto tempo prima che venisse accettata nelle forme più raffinate con le quali è giunta fino a noi. Negli strati più popolari continuava, pur dietro la nuova etichetta della tarantella, a sopravvivere la vecchia maniera del tarantismo e dei rituali dionisiaci. Il livello di erotismo rimase altissimo nelle varie figure del ballo, anche quando esso fu inserito nelle manifestazioni di devozione all'interno della festa della Madonna dell'Arco. Continuava a coesistere una doppia versione di tarantella: quella orgiastica, presentata perfino come spettacolo negli ambienti della prostituzione e quella ingentilita e arricchita, non solo nei contenuti, ma anche esteticamente e musicalmente.
Leggi prima parte

domenica 30 marzo 2008

Tarantella a Ceglie

Un rito per la guarigione dei tarantolati nel territorio di Ceglie consisteva nel preparare una scenografia idonea ad individuare i mali da cui erano posseduti.
Si disponevano in una stanza, una serie di fazzoletti e fettucce di svariati colori appesi a dei chiodi e che sostituivano il male da individuare. Si iniziava quindi a suonare la pizzica con gli strumenti tradizionali fino a quando la vittima entrava in trance e si dirigeva verso il fazzoletto del colore che in quel momento la ossessionava. Lo strappava dal chiodo e nella frenesia lo riduceva in pezzi. Solo allora si svegliava dallo stato ipnotico spesso guarendo dal male che la affliggeva.
Una tecnica di guarigione dai mali, o geni possessori, che ha delle affinità con il coribantismo.
Con il termine "coribanti", nell'antica Grecia, venivano indicati, sia i geni associati alla Grande dea Madre dell'Asia (Cybele) sia i sacerdoti di questa divinità ed i guaritori, uomini e donne, che curavano le "vittime" dei coribanti con uno specifico incantesimo rituale.
Questo incantesimo rituale comprendeva una diagnostica musicale e una danza.

venerdì 28 marzo 2008

Ipotesi sulla tarantella

... Questa danza è quasi esclusivamente di uso popolare, appartenente ad ambienti contadini, e pare abbia acquisito la sua caratteristica a Taranto nel periodo della Magna Grecia. Stando al periodo in cui il tarantismo è approdato e si è sviluppato nel nostro territorio, trarrebbe le sue origini da quelle teorie che elaborò la scuola pitagorica che si riformò, nel capoluogo ionico, dopo che Pitagora (Samo 580/570-Metaponto 497 a.c.) si ritirò da Crotone a Metaponto, costretto da una congiura. Queste teorie che i filosofi tarantini Archita, Aristosseno e Clinia diffusero ed elaborarono ulteriormente, sostenute dal fatto che essi furono non solo dei teorici promulgatori della qualità risanatrice della musica ma sperimentavano anche con la pratica tali teorie, dichiaravano la musica elemento vivificante dell'essere umano ed equilibratore cosmico nel rapporto Amore–Anima-Armonia. Gli studi pitagorici, oltre ad aver fornito la musica di intervalli secondo calcoli matematici conoscendo bene l’uso del monocordo, fu utilizzata largamente a fini terapeutici. Pitagora usava la musica come rimedio terapeutico. Aristosseno, curava malati di sciatica, l'eccitazione provocata dal vino e sosteneva che l'aulos e la cetra fossero particolarmente adatti a moderare i costumi ed a salvaguardare il buon governo della città. L’utilizzo catartico della musica investiva dunque nel pitagorismo la sfera del pathos nella sua triplice valenza psichica, somatica e morale. Dal punto di vista della psicologia umanistica questa teoria assume un significato ancora più importante in quanto vi si intravedono nella pratica terapeutica, condotta attraverso l'arte, la musica e la filosofia (quest'ultima intesa come generatrice di tutte le scienze ed arti). Pitagora filosofo, terapeuta, matematico ed astronomo sosteneva la teoria che tutto il creato fosse impostato su armoniche e proporzioni e che la via dell'uomo verso la conoscenza e la saggezza passasse attraverso la consapevolezza di tali proporzioni. Bisognava essere all'unisono con l'universo con l'armonia delle sfere. A Taranto di conseguenza fiorì una straordinaria cultura musicale. La musica era il mezzo elettivo per attivare tale consapevolezza interiore e per innescare processi di crescita nell'uomo. Attraverso la musica e tutte le sue componenti (ritmo, melos, danza etc) l'uomo raggiungeva la situazione estatica che gli permetteva di vibrare all'unisono con gli dei. L'equazione estasi-benessere è alla base della teoria-pratica dell'Ontosofia Psicosomatica e Umanistica (metodo di cui è ideatore il dott. Palmirotta membro dell'AHP (Association for Humanistic Psychology) www.ontosofia.it. E’ fuori discussione che da queste teorie sia scaturita la trasformazione della musica e della danza da scopo orgiastico delle epoche preelleniche a scopo terapeutico. La tradizione della musica risanatrice, nell'area di Taranto, si è mantenuta inalterata attraverso i secoli, congiuntamente all'uso delle danze dionisiache. Si può desumere, quindi, che da queste teorie, dato il duplice scopo, ludico e curativo, derivi la taranta... (continua).

venerdì 16 novembre 2007

Economia contadina


Mandorle e spaccatelle accomunati insieme nell'essiccazione hanno un destino comune:
li fich' maritat'
ovvero i dolci dei poveri di una volta.

mercoledì 3 ottobre 2007

giovedì 27 settembre 2007

Ceglie e l'impegno giovanile

Messaggi positivi
Salvare e valorizzare le nostre tradizioni è stato il messaggio a me caro trasmesso dal Collettivo Ubuntu nel programma di Cegliestate.











e messaggi negativi
Il Monterrone oggi deturpato dalle scritte come se non bastasse quello dell'edilizia







Continua su Cegliesi nel Mondo

giovedì 31 maggio 2007

Sapienza contadina












Vincent Van Gogh "Campo di grano con corvi"



C'era un massaio che aveva un figlio, il quale studiava in seminario per diventare sacerdote. Quel figlio si trovava un giorno in campagna e, osservando i vedeggianti campi di grano, espresse al padre il suo compiacimento per il buon raccolto che si delineava e che quelle ampie distese di messi promettevano.
Il padre diede al figlio una risposta molto stringata e raggelò il suo entusiasmo.
- Figlio mio, egli disse, questo non è grano, questa è erba.
Arrivò l'estate e le messi biondeggiavano con le spighe cariche di semi. Il nostro studente fece notare al padre che finalmente si poteva godere per la quantità di grano che quelle spighe rigonfie chiaramente facevano intravedere.
Ancora una volta il saggio genitore sconcertò l'inesperto figlio studente esprimendo il suo autorevole parere.
- Figlio mio, egli disse, questo non è grano, questa è paglia.
Arrivò il giorno della mietitura e poi della trebbiatura. Un gran numero di sacchi furono riempiti di grano e trasportati nel granaio di casa. Presente a quella operazione il nostro studente chiese al padre se finalmente si poteva godere per la grande quantità di grano che si era portato a casa.
-Figlio mio, rispose il padre, certamente possiamo godere perchè quello che abbiamo portato a casa è grano, ma solo ora è grano.

Dal volume  "Piccole storie" di Domenico Caliandro


Con Madonna della grotta siamo arrivati alla paglia. Continuiamo ad impegnarci con le firme per farla diventare grano.



"MADONNA DELLA GROTTA E' NOSTRA"


Scaricare il formato PDF da stampare ed inviare a mezzo fax al numero: 0831 393113




martedì 15 maggio 2007

Palio Madonna della Grotta


Lo spazio davanti alla chiesa è sufficiente per varie manifestazioni musicali e folkloristiche. Far rivivere un'antichissima tradizione come il "Palio Madonna della Grotta" sarebbe uno straordinario evento anche mediatico.
Perchè non pensare, quindi, a ripopolare questo spazio pregno di storia?



Parte del piazzale antistante la chiesa Madonna della Grotta.

Modulo in pdf da firmare e spedire via fax al n. 0831 393113 per i non residenti a Ceglie.

domenica 25 marzo 2007

Frugalità e saggezza antica

Tenere più in considerazione la saggezza antica e chi la possiede, invece di emarginarla, farebbe del bene a tutti e ci indirizzerebbe verso scelte quotidiane più oculate.
La nostra società dovrebbe reimpare a sedersi intorno a questi saggi e accanto alla frugalità di un antico focolare riabituarsi ad acoltarli.

Pino Santoro (Olio su tela 50/60)

VECCHIAIA


 Solitudine,
miseria,
rassegnazione
tue consuete compagne.
Vivi il presente,
ricordando il passato
mentre attendi il futuro.
Questo rimane
di una vita
ormai consumata.


mercoledì 28 febbraio 2007

Antichi giochi

A' triach'


Con quanto orgoglio i nonni insegnavano questo gioco ai nipoti che partecipavano entusiasti ed incantati dalla destrezza con cui formavano, intrecciando tra le dita un filo di lana, figure geometriche sempre diverse: a nac, u specchjie, a ratich'l, a spin di pesc, ecc.

venerdì 2 febbraio 2007

Spoglie di Santa Aurelia


Da ragazzino rimanevo estasiato di fronte alle spoglie di Santa Aurelia che riposano nel Convento dei P.P. Passionsti a Ceglie Messapica. Sprigionava e sprigiona tuttora una delicatezza e una dolcezza straordinaria. Commuove la storia di questa Santa, martirizzata all'età di dodici anni, per aver difeso se stessa e la sua fede dalla malvagità degli uomini.


Ceglie Messapica: Spoglie di Sant'Aurelia ( foto anni '60)

Ora è visitabile (foto sotto) nel Convento dei P.P.Passionisti in una cripta che, per il silenzio da cui è pervasa, concilia il pellegrino con se stesso e con il mondo tramite una naturale meditazione che ne scaturisce. Nella nostra  vita frenetica alcuni attimi da dedicare al silenzio  non possono che fare bene.


Ceglie Messapica: spoglie di Sant'Aurelia ( foto attuale)

martedì 16 gennaio 2007

Grotte di Montevicoli


Mi ha fatto particolarmente piacere la riapertura delle grotte di Montevicoli a cura dell'Associazione Speleocem.
L'ultima edizione del Presepe Artistico risaliva al lontano 1996 ed era legata a questa cartolina con annullo postale da me realizzata per conto della Pro Loco.




martedì 9 gennaio 2007

Il nostro passato


Questa foto raffigura la statua di Sant'Antonio situata nella chiesa Matrice a Ceglie Messapica. Una volta era coperta con tutti gli oggetti votivi dei fedeli (chiamato l'oro di S. Antonio) donati per chiedere o per aver ricevuto grazie e miracoli. Nelle processioni per le vie di Ceglie girava addobbata in questo modo.


Foto di S. Antonio (arch. di Pino Santoro)


domenica 31 dicembre 2006

Auguri alla cegliese



Con questa foto, tratta dal Presepe Vivente di Ceglie Messapica, auguro a tutti gli amici e visitatori del Blog un  buon fine anno ed un felice Anno Nuovo.
Cin cin da Pino.