
Spesso per incontrare persone straordinarie basta guardarsi semplicemente intorno.
Don Gianfranco mi ha dato l'occasione per approfondire la conoscenza di un nostro concittadino, un prete che aveva appieno compreso e adottato l'insegnamento di San Francesco vivendo con sorella povertà.
Non è stato necessario andare lontano alla ricerca di testimonianze su di lui. Mio padre lo conobbe personalmente e da ragazzino ascoltavo i suoi racconti. Molti di essi sono una conferma di quello che viene riportato da "
Uno sguardo su Ceglie"
Veniva spesso alla chiesa di Natalicchio a pochi passi dal terreno di mio nonno, per cui si conoscevano bene ed era nata una stima e una venerazione verso questo prete che viveva umile tra gli umili.
Girava infaticabile per le contrade, non solo di Ceglie, incurante delle condizioni atmosferiche. Spesso, in piena estate, esausto per la calura estiva, assalito dall'arsura, passando vicino ad un albero di fichi, ne coglieva uno per ristorarsi. Subito dopo lasciava la strada, per recarsi all'abitazione di mio nonno per avvisarlo dell'appropriazione indebita:
Don Pietro: "Nunnu Piè vite ca m'agghje fatte na fiche da l'areve".
Mio nonno: "Don Piè a vinut fin'aqquà pi na fiche? Ca fatte tutte quide ca uè. Scià mu ti ni ccogghje nu panare i tu puert."
Don Pietro: None, none, bast iun' pi mi luà a secch.
Mio nonno: Uè mang cu nnu? Mu priparam' nu muccon'.
Don Pietro: Na vi pigghiate fastidje, me baste na fedde de pane cu na cipodde, accussì m'a ditte a Madonne.
Altre volte chiedeva semplicemente "na padduttecchje de fave" o pane e fichi.
Ricevuto il dono ringraziava per la generosità e si rifocillava, mai sedendosi su sedie o "vangh" ma sui sassi.
La sera c'era l'usanza della recita del rosario e per l'occasione si riunivano alcune famiglie del vicinato. Capitava sovente che l'infaticabile prete si trovasse a passare. I presenti sospendevano la recita per accoglierlo e lui: "No, no vi prego continuate non interrompete il Rosario, fate come se non ci fossi". E se poteva si fermava volentieri a parteciparvi con grande umiltà.
Con grande meraviglia 4 anni fa durante un pausa lavorativa giocherellavo e giocherellavo da solo sempre al primo passaggio quando mi si è avvicinato un giovane ragazzo della Romania da poco assunto nella mia ditta...ha proseguito nei vari passaggi con vera maestria rifacendo con cura i passaggi inversi per evitare la fine precoce del gioco.
Era il passatempo della sua nonna non gli sembrava vero eppure anche se poco più che ventenne per quegli istanti era ritornato bambino a casa dei Suoi.
I giochi poveri di tutto il mondo sono uguali come uguale è la sofferenza di tutti i poveri del mondo. (mi disse come si chiama ma non lo ricordavo già un minuto dopo, nu,lu chiamamm- a naca)