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mercoledì 22 luglio 2009

sabato 3 gennaio 2009

Un cegliese nel mondo








Riporto qui un bellissimo commento dell'amico Zino su un mio




Ho da dire anche se è fuori tempo (non lo è mai se si ha da dire) che questo gioco fatto con un filo di spago annodato imparato da bambino l'ho insegnato ai miei figli.
Con grande meraviglia 4 anni fa durante un pausa lavorativa giocherellavo e giocherellavo da solo sempre al primo passaggio quando mi si è avvicinato un giovane ragazzo della Romania da poco assunto nella mia ditta...ha proseguito nei vari passaggi con vera maestria rifacendo con cura i passaggi inversi per evitare la fine precoce del gioco.
Era il passatempo della sua nonna non gli sembrava vero eppure anche se poco più che ventenne per quegli istanti era ritornato bambino a casa dei Suoi.
I giochi poveri di tutto il mondo sono uguali come uguale è la sofferenza di tutti i poveri del mondo. (mi disse come si chiama ma non lo ricordavo già un minuto dopo, nu,lu chiamamm- a naca)

martedì 4 novembre 2008

Il prete che viveva con sorella povertà

Spesso per incontrare persone straordinarie basta guardarsi  semplicemente intorno.
Don Gianfranco mi ha dato l'occasione per approfondire la conoscenza di un nostro concittadino, un prete che aveva appieno compreso e adottato  l'insegnamento di San Francesco vivendo con sorella povertà.
Non è stato necessario andare lontano alla ricerca di testimonianze su di lui. Mio padre lo conobbe personalmente e da ragazzino ascoltavo i suoi racconti. Molti di essi sono una conferma di quello che viene riportato da "Uno sguardo su Ceglie"
Veniva  spesso alla  chiesa di Natalicchio a pochi passi dal terreno di mio nonno,  per cui si conoscevano bene ed era nata una stima e una venerazione verso questo prete che viveva umile tra gli umili.
Girava infaticabile per le contrade, non solo di Ceglie, incurante delle condizioni atmosferiche. Spesso, in piena estate, esausto per la calura estiva, assalito dall'arsura, passando vicino ad un albero di fichi, ne coglieva uno per ristorarsi. Subito dopo lasciava la strada, per recarsi all'abitazione di mio nonno per avvisarlo dell'appropriazione indebita:
Don Pietro: "Nunnu Piè vite ca m'agghje fatte na fiche da l'areve".
Mio nonno: "Don Piè a vinut fin'aqquà pi na fiche? Ca fatte tutte quide ca uè. Scià mu ti ni ccogghje nu panare i tu puert."
Don Pietro: None, none, bast iun' pi mi luà a secch.
Mio nonno: Uè mang cu nnu? Mu priparam' nu muccon'.
Don Pietro: Na vi pigghiate fastidje,  me baste na fedde de pane cu na cipodde, accussì m'a ditte a Madonne.
Altre volte chiedeva semplicemente  "na padduttecchje de fave" o pane e fichi.
Ricevuto il dono ringraziava per la generosità e si rifocillava, mai sedendosi su sedie o "vangh" ma sui sassi.
La sera c'era l'usanza della recita del rosario e per l'occasione si riunivano alcune famiglie del vicinato. Capitava sovente che l'infaticabile prete si trovasse a passare. I presenti sospendevano la recita per accoglierlo e lui:  "No, no vi prego continuate non interrompete il Rosario, fate come se non ci fossi".  E se poteva si fermava volentieri a parteciparvi con grande umiltà.

domenica 15 giugno 2008

Tradizioni

BALUARDO ALLA GRANDINE

Molliche di pane
segreti bisbigli
e singhiozzi femminili
baluardo alla grandine
quando il turchese
imbrattavano nembi paurosi.


Da "Rossi di Oleandro" di Pino Santoro

Questa poesia descrive lo stato d'animo delle famiglie contadine (e la mia in particolare) durante i temporali estivi che spesso portavano la grandine e con essa rischiava di svanire la speranza del raccolto. Mio padre aveva imparato il segreto per allontanare la grandine dal nostro terreno da un suo amico. Chi era a conoscenza di questo segreto poteva rivelarlo solo ad un'altra persona, pena la perdita dei poteri sulla grandine. Come comparivano nel cielo nembi minacciosi e carichi di grandine, mio padre iniziava il rito, davanti all'uscio del trullo, gettando piccole molliche di pane sotto la pioggia e bisbigliando frasi segrete. Penso fossero giaculatorie o preghiere abbinate alla frase ripetuta spesso: "Allontanati grandine dal mio terreno". Ancora ragazzino, assistevo a quei riti misteriosi ed immaginando mio padre come un grande stregone dai poteri sovrumani. Peccato che abbiamo avuto, con i miei fratelli, la leggerezza di non aver mai chiesto di insegnare il segreto a qualcuno di noi. Non perché credo a simili miracoli ma perché con mio padre è svanita una tradizione popolare del mondo contadino.

Grazie a d.g. che ci ha rivelato le parole magiche che allontanavano la grandine
Ecco il commento che mi ha inviato:


"Jas
t Sambrangisch nna' dorm ca vech tre nuegghj d vnì; iun port iacqu, n'at port viend n'at port segn d malutiemb.
Addò a va sci stu tiemb? Addò nà cand' iadd, addò nà chiangn' piccinn∂, addò nà viv nsciuna criatur∂."
Alzati San Francesco e non dormire che vedo tre nuvole avanzare; una porta acqua, un'altra porta vento e un'altra porta segno di maltempo.
Dove deve andare questo tempo? Dove non canta il gallo, dove non piangono bambini, dove non vive nessuna creatura.


Ricordo che erano queste le parole che pronunciava una mia prozia prima di gettare la mollica di pane ai quattro punti cardinali in segno di croce...
Se può essere utile!
d.g
.

venerdì 18 aprile 2008

Maggio 1972

Viaggio a Lourdes


Il ristoro dello spirito


                        
                       il ristoro della vista                                                 Il ristoro del corpo

martedì 25 settembre 2007

A sedici anni ti sembra di volare


Roma Fiumicino (Archivio foto di Pino Santoro)

GIOVINEZZA


Di una notte
è sogno la giovinezza.
Scandisce ritmo
in fondo alla clessidra
sabbia adagiata.
Esistenza non riposa,
scorrere è sua essenza.
Desiderio di eternità
è natura umana.

Dal volume  "Proscenio bianco di calce" di Pino Santoro


domenica 4 marzo 2007

Ricordi personali di emigrante




DOLCEAMARO


 Assordante
frinire di cicale
fu raffinato concerto
al distacco dalle radici.
Avevo assaporato ormai
il dolceamaro

della mia terra.
Dal volume "Rossi di oleandro" di Pino Santoro


mercoledì 28 febbraio 2007

Antichi giochi

A' triach'


Con quanto orgoglio i nonni insegnavano questo gioco ai nipoti che partecipavano entusiasti ed incantati dalla destrezza con cui formavano, intrecciando tra le dita un filo di lana, figure geometriche sempre diverse: a nac, u specchjie, a ratich'l, a spin di pesc, ecc.

venerdì 2 febbraio 2007

Spoglie di Santa Aurelia


Da ragazzino rimanevo estasiato di fronte alle spoglie di Santa Aurelia che riposano nel Convento dei P.P. Passionsti a Ceglie Messapica. Sprigionava e sprigiona tuttora una delicatezza e una dolcezza straordinaria. Commuove la storia di questa Santa, martirizzata all'età di dodici anni, per aver difeso se stessa e la sua fede dalla malvagità degli uomini.


Ceglie Messapica: Spoglie di Sant'Aurelia ( foto anni '60)

Ora è visitabile (foto sotto) nel Convento dei P.P.Passionisti in una cripta che, per il silenzio da cui è pervasa, concilia il pellegrino con se stesso e con il mondo tramite una naturale meditazione che ne scaturisce. Nella nostra  vita frenetica alcuni attimi da dedicare al silenzio  non possono che fare bene.


Ceglie Messapica: spoglie di Sant'Aurelia ( foto attuale)

martedì 9 gennaio 2007

Il nostro passato


Questa foto raffigura la statua di Sant'Antonio situata nella chiesa Matrice a Ceglie Messapica. Una volta era coperta con tutti gli oggetti votivi dei fedeli (chiamato l'oro di S. Antonio) donati per chiedere o per aver ricevuto grazie e miracoli. Nelle processioni per le vie di Ceglie girava addobbata in questo modo.


Foto di S. Antonio (arch. di Pino Santoro)


domenica 7 gennaio 2007

Rivivi nella nuova casa

In questi giorni questa mia creatura (così chiamo le mie opere) ha cambiato casa.

Dai ricordi al mito ( olio e acrilici su tela 70/100) di Pino Santoro


"In principio c'era la Realtà. In seguito l'Istante trasformò la Realtà in Ricordo e man mano il Tempo, con il suo inesorabile fluire,  cambiò il Ricordo in Mito."
Un passato, spesso segnato da sacrifici e privazioni, filtrato dal tempo si trasforma in ricordo piacevole e perfino bucolico. Il presente nostalgico a volte si rifugia in quei momenti, da me definiti "Le mie radici" e trasformato, con grande intuito, da Domenico Biondi, nel suo blog, in "Le nostre radici".
Dalla memoria e dalle radici attingiamo, a piene mani, quel condimento che dà sapore ad un presente spesso frettoloso, distratto e insipido.

"Non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, contro i rami sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te."
(San Paolo)

giovedì 17 agosto 2006

http://www.pinosantoro.it/quadri/orizzonti.jpg
Orizzonti (Tecnica mista su tela 80/100)

Tramonti


Fieri eroi
scalavamo cime d'alberi
ultime a salutare il sole
e crepuscolo sorprendeva
occhi instancabili
a perforare orizzonti angusti
che spegnevano bagliori.
La tavolozza dei tramonti
sprigiona ancora in me
indescrivibili emozioni.

sabato 8 aprile 2006

STRADE



olio di Pino Santoro ( www.pinosantoro.it)


STRADE

Strade ospitali


ricamate di jame salam

riverberanti euforia

di ragazzi esperti di mazzajun

scale traboccanti ciarlio

e bisbigliati segreti di Pulcinella

balsamo è il ricordo.

Non è libertà

il verde dei semafori.

mercoledì 1 marzo 2006



Oltre i confini delmaestro Pino Santoro (www.pinosantoro.it)


NOSTALGIA DI LUNA PIENA

 Ho nostalgia di luna piena
lontano truciolo della memoria.
Rossa sorgevi da secolari ulivi
 e scalando il cobalto
inglobavi le stelle.
Sinfonia di serica luce
accarezzavi attoniti visi di biacca.
Infantili paure generava
tripudio di suoni
di misteriosi folletti tra gli alberi.
Tra afrore di muschio
ed effluvi odorosi di cedro
molecole di ansia tradivano
indefiniti palpiti.
Tratto da "Rossi di Oleandro" del poeta Pino Santoro


domenica 26 febbraio 2006

Milano


Poesia dedicata a chi ha vissuto come me o vive ancora l'amara esperienza della lontananza dalla propria terra di origine.


Grafica di Pino Santoro (www.pinosantoro.it)

MILANO



In bosco di cemento

arabesco memorie.

Sprazzi di luce

pettinano crini di pioggia.

Dove abitudini ritmano

mansuete pasture

e la storia è su pietra

levigata dal tempo

ho il cuore.

Necessità naviga altri mari.


Tratto dal volume di Pino Santoro "Proscenio Bianco di Calce".